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Renzi e Madia: I promessi sposi

Posted by marcobarbon su 7 settembre 2014

Renzi è al governo dallo stesso tempo di Enrico Letta, i risultati mediatici sembrano essere l’unica differenza fra i due. Tolta la misura degli 80 euro non resta nulla, iniziativa giusta ma che ha avuto come contromisura un cospicuo aumento delle tasse che ne ha annullato l’effetto, a partire dalla reintroduzione della vecchia tassa sulla casa sotto nuove spoglie, la Tasi. E’ della settimana scorsa la lettera giunta ai comuni che annunciava un nuovo taglio dei trasferimenti agli enti locali, con i comuni costretti a drastici tagli dei servizi spesso essenziali, come sempre vittime accertate e colpite: i cittadini. Misura che serve al governo per garantire la copertura degli 80 euro anche per il prossimo anno, ottanta euro per rilanciare i consumi e poco dopo contromisura con blocco degli aumenti di stipendio ai dipendenti statali, maggiori fruitori del bonus. Secondo il Sole 24 Ore un dipendente con 17mila euro di stipendio avrebbe ricevuto 18600 euro quest’anno e 18800 euro l’anno prossimo con i rinnovi, anche tenendo conto dello sgravio Irpef di 960 euro la perdita è di 700 euro annui. Non noccioline, fra un annuncio e l’altro, un twett, e quattro slide, qualcosa non torna, si fa tutto per acquisire consenso prima delle elezioni annunciando al mondo la svolta epocale e subito dopo fa il suo esatto contrario, ma questi dati non sembrano interessare molto all’informazione italiana. Diceva un politicante di lungo corso: in politica le cose hanno valenza solo nell’esatto attimo in cui si dicono.

Un premio per l’affidabilità e la coerenza lo assegniamo a Matteo Renzi per questa bellissima affermazione: “Dimezzare subito il numero e le indennità dei parlamentari. E vogliamo sceglierli noi con i voti, non farli scegliere a Roma con gli inchini al potente di turno.” Che è esattamente quello che chiede il MoVimento 5 Stelle, perciò ove decidesse di portare questa iniziativa in parlamento avrebbe facilmente una maggioranza per far passare tale provvedimento, ma siccome nel frattempo il potente di turno a cui inchinarsi è diventato Renzi questa proposta è caduta nel dimenticatoio, perché le scelte ora spettano a lui. Scelte come quella di affidare a Marianna Madia il ministero della Pubblica Amministrazione. Madia passata fin da subito agli onori della cronaca per essersi recata a colloquio con il ministro sbagliato, cercava il ministro del Lavoro Giovannini ed è andata a colloquio con quello dello Sviluppo Zanonato, accorgendosi solo alla fine dell’equivoco. Una ragazzotta un po’ confusa, e allora Renzi che fa? La nomina ministro, e fra un twett e l’altro le affida la riforma della Pubblica Amministrazione. L’operosa Marianna passa giorni e notti al lavoro finché l’opera è compiuta, il giorno dell’ annuncio è storico, rivoluzioneremo il sistema pubblico dichiara orgogliosa. Fonti vicine al governo rivelano che pochi giorni fa il ministro è arrivato a Palazzo Chigi ed è stata costretta a spiegare a Renzi e ai presenti che aveva cominciato a controllare il testo, e si era accorta che l’articolo uno del disegno di legge della riforma non serviva perché dà delega a legiferare su tutte cose che sono state già fatte e di cui lei non era al corrente, e siamo solo all’articolo uno. Questo il premier non lo ha twittato. Questi sono i ministri a cui è affidata la riforma della costituzione e delle funzioni essenziali dello stato. Chi si somiglia si piglia si suole dire, Renzi e Madia : I promessi sposi.

“Ma noi uomini siamo fatti in generale così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi, sopportiamo, non rassegnati, ma stupidi, il colmo che da principio avevamo chiamato insopportabile. “ Alessandro Manzoni I promessi sposi.

Marco Barbon

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