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POVERTA’, TRAGEDIA NASCOSTA DA MEDIA E PARTITI DI REGIME

Posted by marcobarbon su 28 marzo 2013

Articolo del Professor Erasmo Venosi

Nel mentre la più grande crisi economica dopo quella del 1929 lacera l’intera comunità continentale e nazionale, il sistema dei partiti si infogna intorno alla ricerca di una qualche soluzione esoterica per esprimere un governo che non potrà non avere respiro breve. Finalmente anche la stampa – che nel report annuale sulla libertà d’informazione nel mondo di Freedom House è definita “semilibera” – ha dato grande rilievo all’abnorme incremento dei poveri nel nostro Paese.
Una novità? Assolutamente no: è stato misurato e verificato quel grande “inghiottitoio” sociale nel quale precipitano poveri, impoveriti, indebitati e gli stressati delle grandi bolle create dal cosiddetto “paradigma della scarsità”: dogma economico dominante, quest’ultimo, per il quale la mobilitazione delle risorse produttive, affidata alla sola libera concorrenza del mercato, genera un impiego efficiente e la massima crescita economica. Disgraziatamente per noi, stiamo sperimentando le parole di Oscar Wilde quando affermava che gli economisti conoscono il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna.
Disoccupazione e impoverimento minano la dignità e l’autostima in maniera devastante, ma bisognerebbe fare attenzione anche agli effetti politici che una recessione prolungata può generare sui valori e sulle istituzioni democratiche. Furono le politiche deflazionistiche del cancelliere Bruning a incendiare il secolo scorso non l’iperinflazione di Weimar. Che il Paese stava precipitando nella sua componente sociale maggioritaria sul piano inclinato di povertà, disoccupazione, impoverimento lo si è appreso non da sindacati e partitocrazia, ma dai numeri forniti dall’Istat e soprattutto dalle relazioni periodicamente prodotte in quasi 30 anni dai vari presidenti che si sono alteranti nella Commissione Povertà diventata poi Commissione sulla Esclusione Sociale: Gorrieri, Carniti, Saraceno, Serpellon.
I tanti postulanti abbarbicati alla grande greppia che contestano da destra e sinistra Grillo probabilmente non hanno mai letto nessuna di queste relazioni e indirettamente la prova la deduco anche dallo “scandalo” costituito dalla proposta di istituire un reddito di cittadinanza: ebbene qualcosa di simile al reddito minimo per contrastare la povertà è presente proprio in questa legge di 23 anni fa e mai attuata in tutte le sue parti.
Sono comparse in forma massiccia nuove figure: il “lavoratore povero” (working poor), l’assottigliamento del ceto medio i nuovi “transumanti a vita” costituita da atipici e autonomi di seconda generazione e i poveri di sempre. Questa moltitudine eterogenea di perdenti nascosti dai media, proni a recitare il romanzo apologetico della grande opulenza mentre nella realtà il paese stava precipitando senza accorgersene, “accecato” dalle cartine fumogene dell’autocelebrazione. Comportamenti di “austerità” e di “responsabilità” da parte di partiti e sindacati facevano a pezzi il valore che per almeno mezzo secolo ha identificato la modernità cioè l’uguaglianza.
Presunti “grandi strateghi” della sinistra ancora una volta hanno indicato il lavacro dei sacrifici come la soluzione per salvare il paese. Austerità: da quella di Berlinguer di 40 anni fa a quella sostenuta dalla svolta tecnocratica di Ciampi alla attuale sponsorizzata dal Presidente della Repubblica. Tutte “svolte” con valenza diversa ma con un unico approdo : compressione dei salari e distruzione del welfare per futuri benefici. Alcuni dati forniti da Eurostat: nel decennio 1999/2009 fatto pari a 100 la media annuale del Pil dei Paesi della Ue, l’Italia perde 18 punti passando dalla posizione alta della classifica 120 a 102! Sette punti persi tra il 2003 e il 2005 e altri sei successivamente. L’Istat, e non il segretario di qualche sindacato o i presunti paladini che si trovano a destra e sinistra, ha fornito le cifre del grande sacco del lavoro dipendente: le retribuzioni hanno perso 13 punti percentuali. Uno studio della Bank for International Settlements, “The Global Upward Trend in the Profite Share” ( BIS WORKING PAPRS n 231 del 2007) ci informa che negli ultimi 25 anni 8 punti di Pil, che in termini assoluti equivalgono a 120 miliardi di euro, sono stati trasferiti dai salari ai profitti. Considerando 17 milioni di lavoratori dipendenti vuol dire che a ognuno di loro sono mancati circa 7 mila euro. La beffa è ancora più grande rilevato che l’Ires–Cgil nel suo “Salari in difficoltà” ci comunica che tra il 1995 e il 2005 i salari sono cresciuti del 4,8% e i profitti del 15,5%. Un disastro che ha impattato con accelerazione devastante quando è arrivata la crisi, che ha travolto e spero faccia soccombere politicamente una partitocrazia dalla visione angusta e prona alle ricette elaborate dalle elite finanziarie nazionali e transnazionali.

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Una Risposta to “POVERTA’, TRAGEDIA NASCOSTA DA MEDIA E PARTITI DI REGIME”

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