San Biagio di Callalta – Movimento 5 Stelle

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The day after

Posted by marcobarbon su 26 febbraio 2013

Martedì 26 febbraio, The Day After…

[Una riflessione a freddo su queste elezioni politiche…]

Leggo che una persona su quattro ha votato per il M5S, oggi primo “partito” in Italia. Bene. Credo che tre quarti del merito vada al suo ideatore/ispiratore, tale Beppe Grillo, al secolo l’unico illuminato in questo buio medioevo dei giorni nostri. Esagero? Non credo. Voto di protesta? Non credo. O meglio, non solo. Voto M5S da quando esiste (2009). Seguo le dichiarazioni di Beppe sul suo blog da quando, nel 2007, tenne un discorso al parlamento europeo tracciando (chiara) la rotta per un futuro sostenibile per non andare a tutta velocità sulla strada sbagliata contro un muro (consigli sensati, puntualmente disattesi da qualunque politico… dopo 3 anni tutti a stracciarsi le vesti per gli scandali finanziari e la distruzione sociale degli Stati…). Dò una mano ai ragazzi sul territorio attivamente dal 2011 (e ho smesso di chiedermi “chi me l’ha fatto fare”…). Un mazzo tanto. E sono uno di quelli che si sbatte meno. Bene. Ieri siamo passati all’incasso. Voto di protesta? Non credo. Perché? Secondo voi, con tutti i giornali e le televisioni contro, che hanno fatto di tutto per ignorarci/infangarci, com’è che questo messaggio di speranza (perché è di questo che si tratta) è arrivato a un italiano su quattro? Chiedetelo ai ragazzi sul territorio, quelli che consegnavano volantini porta a porta, quelli ai gazebi, nelle piazze, sempre col sorriso sulle labbra (ricambiati spesso con ingiurie o con sguardi di sufficienza), quelli che fino a ieri deridevate, i cui volantini avete stracciato e/o gettato a terra (maledetti, c’ho dedicato ore per farli!). Chiedetelo a chi ha sfidato neve, pioggia, vento, freddo per consegnare quei volantini, quei messaggi di speranza che quel signore, tale Beppe, ci ha dato una (grossa) mano a diffondere. A qualcuno questo messaggio è arrivato. A un italiano su quattro, per la precisione. Voto di protesta? Non credo. Non credo proprio. Credo piuttosto che ogni singolo voto fosse convinto. Molto convinto. Sudato. Agognato. Voluto. Inseguito. A tutti i costi. Bastava guardare come la gente ha solcato (non solo segnato), quasi inciso, talvolta quasi lacerato le schede per esprimere il proprio voto. Si segnava una “X”, si leggeva Liberazione. Ero lì, con il naso sopra, a osservare estasiato il miracolo mentre avveniva. Ero lì, a vigilare. Perché non mi fidavo. Volevo essere sicuro che non accadesse nulla, che nessuno ci scippasse sul più bello il nostro sogno. Che è diventato realtà. Una bellissima, dolcissima realtà. Ma potremo gustarcela solo tra qualche anno, quando il lavoro sarà portato a termine. Il viaggio, dopo faticosi ed estenuanti preparativi, comincia adesso. Non quello verso il Parlamento, banale e ormai scontato. Ma quello verso la riappropriazione della dignità perduta. Nostra e del Paese. Sarà un viaggio lungo, difficilissimo, ma a senso unico, perché indietro non si torna. Perché male come siamo stati in questi anni (e non parlo di condizione economica o di lavoro, ma di stato d’animo ai minimi termini e di frustrazione per l’assenza di prospettiva), non vogliamo più stare. Poco ma sicuro. Dopo il 1945 erano tutti a terra, senza cibo, senza soldi, senza casa, senza lavoro. Ma avevano la cosa più importante, quella che ci tiene vivi: il lume della speranza, la PROSPETTIVA di una ricostruzione, la visione di un futuro diverso, migliore. Proprio come oggi. Un futuro possibile, migliore, che non si misura in PIL, o con lo spread. Un futuro che potremo finalmente costruirci a dimensione d’uomo, fatto si scelte di buon senso, di soluzioni sostenibili, di decisioni etiche che mettono l’interesse comune, la salute umana, la tutela dell’ambiente davanti a tutto. Provo una profonda pena per tutti quelli che, aggrappati ad un passato folle come all’albero di una nave che affonda, continuano a parlare di crescita, di PIL, di produzione (almeno parlassero di produttività…sarebbe già qualcosa), di produrre tanto per produrre… Ecco allora che si delinea il COS’E’ il MoVimento. Era un sogno, sembrava un’utopia. E’ una neonata speranza, che occorre nutrire di concretezza, giorno per giorno, con l’apporto di tutti. Con piccole azioni ma soprattutto con grandi esempi. Perché è di questo che abbiamo bisogno. Di ESEMPI. Un tizio, tale Beppe, ce ne ha dati alcuni, così, per chi voleva coglierne il significato… E’ uno che ha fatto la sua vita, si è realizzato, si è ricavato una posizione, poteva godersi la vecchiaia dorata (e meritata, dal momento che, fino a prova contraria, non ha rubato nulla a nessuno, e quello che ha se l’è guadagnato…); era pure un comico… mica una persona “seria”… così molti credevano (ma provate a chiedere ad un comico quant’è difficile far ridere per professione, o quanta intelligenza richieda fare della buona satira…forse non è proprio così facile, che dite? Provateci…). No, ‘sto tizio doveva fare qualcosa… Per se? Non credo, non ne aveva bisogno… Per chi allora? Beh, quando uno crede in qualcosa che ritiene GIUSTO, lo fa a prescindere… E se è giusto, questo qualcosa viene riconosciuto anche dagli altri… e poi passaparola… e di passaparola in passaparola, di post in post, di video in video, di spettacolo in spettacolo, è venuto fuori questo 25,5%, che ora il ciarpame politico italiano, fino a ieri troppo impegnato a manovrare gli organi d’informazione (pagati con i nostri soldi), si chiede “come mai sia potuto accadere” (della serie: buongiorno, coglioni!, ben svegliati! benvenuti nella realtà!)… Ma non era tutto. Tutto quanto stava accadendo, oltre che giusto, era anche terribilmente COERENTE. Prima rinunciava al denaro pubblico dei (finti) rimborsi elettorali, poi lo annunciava; prima gli eletti consiglieri si tagliavano lo stipendio del 75%, poi lo annunciavano; prima ci si è guardati bene dal candidarsi alle provinciali, poi potevamo quindi dire, a buon titolo, di essere contro le province. Tanti esempi così. Fatti, non promesse. Al contrario di chi blaterava/balbettava/prometteva di fare altrettanto, farneticando di buone intenzioni, ma guardandosi poi bene dal farlo. Assenza di programmi/proposte? Non credo. Ne ho lette parecchie, invece, nel documento che tutti possono scaricare dal blog del tizio, tale Beppe, e quello che colpisce di più è che ci sono anche le istruzioni molto precise e dettagliate per andare a recuperare il denaro necessario ad attuare il programma medesimo. E qui casca l’asino (per gli altri): qui, anzi, casca il privilegio, quello acquisito. Quello intoccabile. Quello che toglie il futuro ai giovani. Ai nostri figli e nipoti. Quello che è un monumento epocale all’egoismo di una casta (non solo politica, ma parassitaria in senso lato) che ha voluto tutto per sé infischiandosene dell’annientamento di tutto e di tutti [gli altri]. Quello che contribuisce a far lievitare il debito pubblico, perché non si tagliano gli sprechi. Quello che garantisce pensioni d’oro che nessuno potrà mai godersi, perché non se le porterà certo nella tomba. Quello che garantisce la distanza da chi sta “LI’ SOPRA” e chi sta “QUI SOTTO” (“perché io so’ io, e voi ‘n siete un cazzo”…). Quel mostro che si chiama miopia. Il mostro del “tutto e subito”. Del “tanto lo fanno tutti” e del “chi se ne frega”. Quel mostro che ha ucciso una creatura delicata e preziosa che si chiama ETICA. Che non è filosofia: è quella cosa che ci permette di convivere civilmente, di rispettarci e di non sbranarci l’un l’altro per ottenere un’aliquota in più di un qualcosa che tanto non riusciremo mai a godere (perché, è, appunto, in più)… Infine la MISURA o, se preferite, il BUON SENSO. Perché se serve costruire una casa, non vado a costruire un quartiere (e divorare altro territorio); perché se posso rendere più efficiente la mia abitazione, non andrò a bruciare più combustibile per scaldarmi; perché se serve abbattere un albero, non vado a deforestare un territorio (e magari ne pianto due, dopo…); perché se posso riciclare TUTTI i materiali, non vado a costruire un inceneritore per annientarli (e annientarci); perché se ho trovato questo mondo, bello o brutto, quando sono nato, mi fa sentire bene l’idea di poterlo lasciare anche ai nostri figli. Più bello, possibilmente. Senz’altro migliore. Magari a cinque stelle.

Andrea Girotto

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2 Risposte to “The day after”

  1. marcobarbon said

    Sentire tanto entusiamo e tanta passione non può che farci ben sperare, ma questo è solo l’inizio. 150 cittadini in parlamento, un sogno. Ora le nostre azioni siano lo specchio dei nostri pensieri.

  2. Andrea said

    Mi sono permesso di scrivere, a titolo personale, questo post sul blog di Confapri (piccola e mdia impresa, fondata da Colomban):

    [in risposta alla richiesta di abolizione di IRAP e IMU per far ripartire l’economia…]
    In assoluto, credo che tra IMU e IRAP, sicuramente abbia la precedenza la seconda, in quanto tassa priva di senso, iniqua e fuori da ogni logica; certo, se si guarda l’IMU sulle abitazioni, non è una priorità così grande (a differenza di quanto si lagna la gente), dal momento che tasse analoghe (sulla proprietà, quindi patrimoniali) ci sono in quasi tutti i paesi del mondo; se però si guarda dal lato imprenditoria, la cosa cambia, perché l’IMU sui capannoni può incidere pesantmente nel voume d’affari (diverse migliaia di euro…). Se però dovessi stilare una lista di priorità ini questo momento, di certo entrambe queste iniziative non sarebbero in cima alla lista; purtroppo la strada è lunga per arrivarci, in quanto prima bisogna reimpostare la macchina Stato: fare un governo (ammesso e concesso che non si possa fare come il Belgio, che ha tirato avanti egregiamente quasi due anni senza governo ma con camere che legiferavano alla grande…); cambiare legge elettorale (l’aberrazione del premio di maggioranza è sotto gli occhi di tutti in questi giorni); istituire il reddito di cittadinanza (capirete poi perché); iniziare a tagliare tutti gli sprechi, a partire dalle Province, proseguendo con gli enti inutili (che son sempre lì…), sfoltendo la schiera dei politici di professione (si taglia di netto una grossa voce di spesa), a partire dal numero di parlamentari, via via fino alle Regioni e ai Comuni, riducendo gli stipendi dei politici e dei manager pubblici al di sotto, ad es., dei 5000€, eliminando tutte le auto blu, eleminando tutte le agevolazioni “di casta”; rivedendo il tetto massimo delle pensioni con effetto retroattivo (es: soglia massima 5000€); eliminando interi capitoali di spesa inutili o non urgenti come TAV (a chi serve? forse alla malavita…), acquisto nuovi velivoli militari F35 (sono sbagliati progettualmente ed economicamente sconvenienti: perfino gli USA li hanno già messi a terra per problemi tecnici) e nuovi sommergibili (anacronistici) [oltretutto la linea di difesa aerea può essere tenuta efficiente ricorrendo al prolungamento di leasing di F16 e i già in servizio Typhoon]; tagliando di netto tutti i finanziamenti ai giornali (i giornali, se scrivono bene, vendono da sé, al massimo con piccole inserzioni pubblicitarie); affrontando il nodo sul conflitto di interessi; ristabilendo il reato penale di falso in bilancio (gravissimo se attuato su larga scala); ecc. ecc…. (la lista sarebbe lunga); infine l’abolizione immediata di qualunque forma di cassa integrazione (oooohhh, eresia…vediamo tra poco se è così): che senso ha mantenere dei lavoratori che non verranno mai più reintegrati (perché l’azienda è sicuro al 100% che chiuderà)? A questo punto viene spontaneo chiedersi: e tutta ‘sta gente che prima lavorava in questi Enti / soggetti che vengono chiusi? Semplice. A casa (del resto, perché devo buttare denaro pubblico in questo modo e in questo periodo?). E di che cosa campano? Ecco che entra in gioco il reddito di cittadinanza (che quasi tutti gli Stati hanno), ampiamente coperto (e ne avanza) dal mancato gettito di stipendi inutili, dal taglio di opere inutili, e dal taglio di privilegi e stipendi/pensioni d’oro, nonché dal mancato gettito della cassa integrazione. A quanto dovrebe ammontare? Secondo me la forbice va dai 500 ai 1000€, più probabilmente una via di mezzo. Perché quest’ordine di grandezza? Perché meno sarebbe inutile (e lederebbe la dignità di una famiglia: si riesce giusto a sfamarsi, spese escluse..); di più sarebbe diseducativo (non incentiverebbe alla ricerca di una nuova occupazione). Per quanto tempo? Max 3 anni (poi si perde anche quello). Come funziona? Come in Danimarca, ad esempio: ti do 1 anno per trovarti un impiego o crearti un lavoro (che ti agevolerò fiscalmente detassando gli utili per i primi 3 anni); se non lo trovi te ne trovo uno io (io Stato), e tu DEVI accettarlo, qualnque mansione sia, altirmenti perdi il reddito di cittadinanza stesso con decorrenza immediata.
    Già, ma uno come potrebbe crearsi un lavoro oggi? Sembra incredibile, ma c’è l’imibarazzo della scelta, e tutto parte dall’iniziativa pubblica: c’è un oceano di ristrutturazioni / riqualificazioni da fare, che genererebbero un indotto spaventoso; inizio a tassare i proprietari di immobili sfitti e/o chiusi e/o abbandonati con una IMU crescente esponenzialmente: a quel punto tu proprietario o affitti a qualcuno (serve una legge che però garantisca lo sfratto esecutivo), o ristrutturi per vendere (o vendi così com’è, e l’acquirente, acquistandolo a prezzo di favore, sarà incentivato ad investire nella ristrutturazione (innescando il circolo virtuoso che dicevamo prima). E non serve (anzi, non si deve) ricorrere a nuovo consumo di territorio (se proprio vuoi costruire nuovo, demolisci prima il vecchio).
    Come vedete la strada è un po’ lunga e un po’ tortuosa; anche un po’ dolorosa (per alcuni, per tutti gli altri il dolore è diventato quotidianità); ma è già tracciata. Manca solo la volontà politica di perseguirla. Se c’è questa, è tutto in discesa. Ed è più semplice di quanto si possa immaginare. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.
    Andrea

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