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Domenica no grazie

Posted by marcobarbon su 28 novembre 2012

DOMENICA NO GRAZIE

Non in mio nome la grande distribuzione ucciderà il commercio locale.

Il 7 ottobre a Treviso c’è stata la manifestazione Domenica no grazie Veneto dove ho avuto l’occasione di parlare con Tiziana D’Andrea che da settimane guida la protesta veneta, ormai nazionale, contro il decreto sulle liberalizzazioni selvagge delle aperture dei negozi (7 giorni su 7  24 ore su 24) e mi ha detto che la domenica è l’unico giorno in cui possiamo dedicarci completamente alla nostra vita privata e ai nostri affetti, il turnover non esiste, la verità è che le persone già impegnate sono costrette a lavorare anche di domenica e i piccoli commercianti devono tenere aperto per cercare di sopravvivere di fronte alla grande distribuzione, il fatto che in molti casi titolari e commesse siano uniti in questa protesta è un segnale che non si deve sottovalutare, la verità è che questo decreto è stato fatto per aiutare le catene della grande distribuzione ad aumentare i fatturati. Come darle torto?In televisione e sui giornali se ne parla come una grossa occasione per dare lavoro ai giovani ma io di giovani nuovi assunti non ne vedo, vedo sempre le solite facce solo per più tempo e per più giorni e sempre più arrabbiate e nervose, molti di noi non hanno nemmeno potuto aderire alla protesta contro questo decreto perchè gli è stato sconsigliato dai datori di lavoro. Si vuol far passare il concetto che chi protesta non ha voglia di lavorare e invece  dovrebbe ritenersi fortunato perchè in questi tempi avere un lavoro è una fortuna, ma il decreto non era nato per creare nuove opportunità lavorative? O è nato per schiavizzare e rendere ricattabile chi un lavoro ce l’ha? E i piccoli commercianti che una nuova assunzione non se la possono permettere perchè è un costo insostenibile per una piccola attività che fine faranno?

Sono un ragazzo che lavora in un centro commerciale con un contratto a termine, ieri il mio capo reparto mi ha chiesto se ero disponibile a lavorare domenica, mi ha detto: pensaci! Mi fai sapere per stasera, ricordati che a fine mese il tuo contratto scade, vedi tu che vuoi fare. Non sono riuscito a dire niente, lui si è girato e se ne è andato. Domenica ho deciso che andrò a lavorare e cosi questo  mese lavorerò tutte le domeniche, ma non ho alternative, da quando è stato deciso che la grande distribuzione può aprire tutti i giorni purtroppo funziona così. Adesso è sera e io sono quì sdraiato sul mio letto e non riesco a dormire, guardo il soffitto e urlo dentro di me con rabbia che non è giusto, mi alzo vado a vedere mio figlio che dorme nel suo lettino e penso che quei soldi che guadagnerò in più mi serviranno per pagare le rate della macchina che uso per andare al lavoro, che paradosso lavorare per pagare qualcosa per andare a lavorare, ma quei soldi non valgono il tempo che verrà rubato a mio figlio, i giorni volano mi giro e lui è cresciuto ed io ieri non c’ero, oggi non c’ero e domenica non ci sarò.

Poco tempo per noi stessi e tante cose da pagare, la società moderna funziona così ma ogni giorno che passa mi piace sempre meno, ci vivo in questa società ma non ci vado certo d’accordo,guardo fuori dalla finestra del mio condominio e mi vedo circondato dal cemento e dal grigio e rifletto sul fatto che anche noi immersi nel grigiore di questo sistema senza nemmeno rendercene conto diventiamo ogni giorno più grigi nell’animo. La domenica, almeno la domenica, lasciatemi libero non chiudetemi in quella scatola grigia, vi chiedo è proprio indispensabile andare al centro commerciale la domenica? Appena ne avrò l’occasione cambierò lavoro anche se mi piace stare in mezzo alla gente, quello che non mi piace sono le condizioni in cui sono costretto a lavorare, lavorare per vivere mi sta bene ma ormai si vive per lavorare, la grande distribuzione spinge verso un commercio che prevede il massimo guadagno come unico obiettivo, tratta le persone come tratta le merci e le scelte della politica tendono a peggiorare una situazione già difficile, il governo Monti ha dichiarato che questa liberalizzazione selvaggia avrebbe portato ad una crescita del 4% del pil nel commercio e invece il settore ha perso l’ 8% , complimenti per la lungimiranza.Tutti a ricordarmi ogni giorno dei miei doveri, e dei miei diritti chi se ne occupa? Oggi in Italia sono molte le persone a cui vengono negati i diritti, ognuno di noi ha il diritto di aspirare ad una vita che sia degna di essere vissuta ed io la domenica la voglio passare con la mia famiglia perchè l’indomani dopo aver passato una giornata con le persone che amo mi sento una persona migliore.Possiamo scegliere, sono le nostre singole scelte messe assieme che indirizzano la società, sta a noi scegliere che società vogliamo, sta a noi dire DOMENICA NO GRAZIE.

Grazie per l’attenzione   Marco Barbon

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12 Risposte to “Domenica no grazie”

  1. desichinellato said

    da breda5stelle blog
    alcuni starlci del post :
    shakespeare 2012

    8 OTTOBRE 2012 DI DESICHINELLATO
    Assurdo dire no al lavoro di domenica
    di Marcello Zacché –

    È giusto o è sbagliato lavorare di domenica?

    ………riguarda un certo giorno della settimana e poche categorie di lavoratori. Perché, se ci pensate un attimo, c’è chi la domenica ha sempre lavorato. Ferrovieri, piloti, assistenti e controllori di volo, tramvieri, taxisti, autisti, ristoratori, camerieri, cuochi, pasticcieri, bigliettai del cinema, dello stadio, di teatro, di museo, dei treni, casellanti, benzinai, giornalisti, giornalai, tipografi, grafici, tabaccai, farmacisti, attori, acrobati, domatori, poliziotti, carabinieri, finanzieri, spazzini, facchini, chirurghi, infermieri, calciatori, allenatori, cestisti e pallavolisti. Più altrettante professioni che stiamo dimenticando . Persino e, anzi, soprattutto, cardinali, vescovi, prevosti e sacerdoti che la domenica dicono messa. …………………. Il nodo è proprio questo, …………. vorrebbero poter essere liberi di scorrazzare molti di quei mariti e mogli e fidanzati che ieri sono scesi in piazza. E se non è il centro commerciale, sarà un altro posto. Dove comunque ci sarà qualcuno che lavora, no? ……………………….Quelle stesse commesse, crediamo, qualora decidessero di fare una vacanza in un’economia più avanzata e ricca della nostra, come quella americana per esempio, rimarrebbero molto deluse di fronte a una serrata domenicale a New York. Prendiamone atto. ……………………………………………

    • Randall said

      Ci sono economie ancora più avanzate di quella americana, come quella tedesca. In Germania infatti la domenica è difficile trovare negozi e centri commerciali aperti. Ditelo al signor Zacchè

      • Nulla a difendere al Sig. Zacchè, ma la citazione di New York ci stava a provocazione. Non si è mai capaci di trovare il contesto, tranne la contestazione

  2. marcobarbon said

    “Dobbiamo renderci conto di quanti bagagli dobbiamo disfarci prima di metterci in cammino. Di questi bagagli i più pesanti sono senz’altro le idee che per abitudine ci portiamo appresso, il fardello delle idee collettive che danno forma la nostro tempo […] Oggi il mondo è pieno di cose che vogliono intrappolarvi e fare di voi dei consumatori. Consumate sciocchezze, banalità. Allora difendetevi, digiunate […]Ad ogni passo che fate domandatevi perché lo fate. La coscienza, amici miei, la coscienza prima di tutto […]Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non aver bisogno affatto.[…]Questa è la vera libertà, non la libertà di scegliere, ma la libertà di essere” Tiziano Terzani
    Tutto si misura con la crescita e il consumo. La decrescita felice una nuova strada, difficile, in salita ,complicata molti mi dicono che è un’ illusione, ma un’illusione affascinante. Mi chiedo sempre: ma quello che faccio sta migliorando la mia vita? Darà a mio figlio un mondo migliore?

  3. giannigirotto said

    Marco ciao, ho letto il tuo articolo.
    E’ scritto bene come al solito, e c’è anche la sottolineatura di come il problema sia la GDO

    Però…
    Se i centri commerciali di domenica sono pieni significa che un bisogno (reale o indotto) c’è. Si tratta di capire quanto reale e quanto indotto.

    Tu denuci quindi bene il problema… rimane come sempre la parte più difficile, cioè come contrastoare la GDO e un certo modo di consumare usa e getta… forse quindi un accenno alle soluzioni come i GAS, il commercio equosolidale e l’autoproduzione tipica del MDF (decrescita) sarebbero opportuni, e tuoi potresti inserirli sempre con quel linguggio diretto e poetico che hai…
    Altrimenti appunto rimaniamo alla denuncia ma non offriamo delle strade di soluzione.

    Credo dovresti esortare la gente a ridiventare attore protagonista e non spettatore, anche quando fa la spesa. Partecipare a un GAS ti permette di SCEGLIERE DIRETTAMENTE il produttore, fra l’altro spesso locale, controllarlo, contrattare il prezzo, verificare la qualità e cambiare se non se più contento, e spesso ti permette pure di risparmiare…
    Acquistare una parte dei prodotti dal commercio equosolidale significa spezzare il circolo vizioso di migliaia di contadini praticamente schiavi (e non è solo un modo di dire) appunto della GDO.

    Reimparare a produrre parte degli alimenti necessari ci rende noi stessi meno schiavi dallo yogurt, (facilissimo da fare e molto nutriente ed economico), al pane, alle verdure… ti ricordi la proposta dell’orto comunale che avevamo messo in programma a Breda… altri comuni lo hanno fatto e comunque lo possono fare tranquillamente gruppi di cittadini autogestendosi…

    Diventare socio di Banca Etica significa togliere il proprio sangue da un circuito vizioso dei grandi mostri della finanza ed immetterlo in quello virtuoso del bambino della finanza etica.

    Speriamo la gente lo capisca.

  4. marcobarbon said

    Gianni Girotto ha un blog invito tutti a visitarlo vi si apre una nuova visione delle cose. Per quel che mi riguarda non chiedo a me stesso un cambiamento drastico e impossibile ma cerco di guardare quello che già esiste con occhi diversi, ci sono tante alternative alla grande distribuzione che portano al consumo consapevole, un passetto alla volta si arriva alla fine della strada l’importante è cominciare a camminare mai si parte mai si arriva. Grazie Gianni

  5. valeria said

    Ciao Marco,
    io lavoro in un centro commerciale da 2 anni, ho letto il tuo articolo e credo che chi sceglie di fare questo lavoro,soprattutto all’interno di un grande centro, sia perfettamente consapevole dei lati positivi e negativi.
    Purtroppo gran parte della gente non lavora appunto di “domenica” ed è l’unico giorno a loro disposizione per fare acquisti!
    Difatti io personalmente, come le mie colleghe, il giorno che dedico alla mia famiglia e ai miei amici è il giorno di riposo infrasettimanale…scusami cosa cambia riposare di domenica piuttosto che di mercoledì, lunedì e così via???
    Soprattutto per gente come me, che non ricosce la “domenica come giorno del Signore” !!
    Vero è che, come in molte altre cose, potremmo pensare ad una giusta via di mezzo:
    UNA DOMENICA LIBERA PER OGNI LAVORATORE NEL CORSO DEL MESE!!! QUELLO SAREBBE L’IDEALE!
    ma già nella gran parte dei casi è così!

    Valeria

  6. Loris D. said

    Molto toccante come sempre l’articolo di Marco, con uso più sapiente della punteggiatura sarebbe ottimo anche nello stile… ma lasciamo stare la forma e vediamo i contenuti.
    Il lavoro domenicale dovrebbe essere un’eccezione adeguatamente sovraretribuita e non una regola: tanto meno dovrebbe costituire un’occasione di ricatto per i datori di lavoro, comportamento esecrabile che in una società civile andrebbe sanzionato pesantemente.
    Gli sportivi e i grandi artisti dello show business sono impegnati spesso la domenica ma possono guadagnare, 10, 100, 1000 volte in più rispetto ad un lavoratore normale: mi sembra quindi inappropriato il confronto, anche perchè si tratta spesso di carriere limitate nel tempo.
    Chi sceglie di lavorare in determinati settori (forze dell’ordine, servizi d’emergenza, settore sanitario) fa coscientemente una precisa scelta di vita, che però anche in questo caso non viene adeguatamente remunerata, per lo meno da noi.
    Coloro che lavorano “quando gli altri si divertono” (nella ristorazione, nei luoghi di svago, negli impianti sportivi, nei siti culturali) vanno adeguatamente protetti con contratti specialistici che garantiscano un orario non opprimente e turnazioni adeguate, nonchè un’adeguata contropartita economica.
    Per i piccoli imprenditori dell’industria ma anche del commercio (soprattutto imprese famigliari) queste garanzie dovranno esser tramutate, da parte dello Stato, in un regime fiscale che favorisca e non intralci (come invece avviene ora) la possibilità di ricavare quanto abbisogna ai titolari senza dover far passare loro la maggior parte della giornata e della settimana nei luoghi di lavoro. Anche le categorie professionali dovranno però contribuire alla creazione di questo status, censurando comportamenti sleali dei propri aderenti e riorganizzando il sistema distributivo per far diminuire i costi, senza così dover intervenire sul livello occupazionale per far quadrare i conti.
    Il principio dovrebbe essere lavorare meno, lavorare tutti, garantendo tutte le tutele e distribuendo capillarmente la ricchezza. Questo vale per tutti i tipi di impresa, non solo per il settore commerciale: orari più corti in fabbrica od in ufficio garantiranno più tempo anche per gli acquisti nel corso delle normali giornate lavorative.
    I sindacati dovrebbero sapersi porre alla guida di questi processi: attualmente però la diffidenza nei loro confronti da parte di troppi lavoratori impedisce un’adeguata organizzazione interna, poichè al loro interno non sono rappresentate adeguatamente tutte le parti effettivamente chiamate in causa.
    Purtroppo in questo momento impera ancora in Europa e nel mondo il virus liberista, da vent’anni puro apportatore di soli disagi nella società globale, che determina situazioni come queste. In Italia le sue tossine sono ancora più impattanti, favorite da un governo tecnico iperliberista che ha sostituito un governo eletto ultraliberista fintamente contrastato da un’opposizione filoliberista.
    Questa è un’idea di società che, ingenuamente, ritiene di far ricadere benefici a pioggia su tutte le categorie di lavoratori semplicemente favorendo finanziariamente i grossi gruppi (sia aziende che esercizi commerciali). Ma è un’idea utopica, che provoca solo danni: è storicamente provato che le grosse imprese non reinvestono i finanziamenti per migliorare le condizioni dei lavoratori e dei territori da cui succhiano risorse, ma solo per differenziare ed ingrandire i loro giri d’affari, restituendo poi qualche briciola attraverso sparute opere di beneficenza. Meglio quindi sarebbe non concedere più fondi a questi soggetti e risparmiare soldi pubblici, consentendo un abbassamento della pressione fiscale.
    Quindi non val la pena concedere ai grossi gruppi economici la possibilità di giocare ancor più con le fasce orarie e le buste paga dei loro dipendenti nella vana speranza che assumano qualche giovane in più. Di conseguenza, garantire limiti ben definiti per orari e stipendi che siano validi per tutti (grandi, medie, piccole imprese) favorirà la pace sociale e la qualità della vita. La lotta per cui val la pena impegnarsi è quindi la globalizzazione dei diritti, per diminuire le forbici fra i redditi e le differenze di tutela fra i lavoratori.

  7. Rino said

    Concordo pienamente, perchè penso che domenica dovrebbe essere dedicata alla famiglia e/o noi stessi.

  8. Gaetano said

    Lavoro, lavoro, lavoro…… meno ce nè e più ne parliamo, siamo arrivati al punto che chi ha un lavoro deve ritenersi fortunato, e questo ci potrebbe anche stare, ma sentirsi schiavo della propria fortuna è tutta un’altra cosa. Quali opportunità per i giovani? Quale crescita? Questo è un massacro fra poveri, le richieste dei datori di lavoro sono giuste, le richieste dei lavoratori ancora di più, quello che è sbagliato sono le leggi che pensano di favorire il lavoro e la crescita ma in realtà distruggono tutto. Invece di dare la possibilità di aprire negozi o aziende tutti i giorni, perchè non si da la possibilità di assumere a costi minimi o meglio a zero? Perchè invece di salvare aziende morte come FIAT e TELECOM (TANTO PER CITARNE 2), che dopo tutti i soldi statali che si SONO presI per salvarsi l’unica cosa che haNNO fatto per l’Italia è stata quella di andarsene fuori o assumere persone ai call-center con salari e contratti da poveracci, perchè non si aiutano le piccole e medie imprese?

    Ogni giorno che passa mi sembra che tutto quello ch penso sia solo pura e semplice utopia e che il collasso sia sempre più vicino.

    Scusate il pessimismo ma con questi tecnici e politici che ci guidano dall’alto del monte Olimpo la fine del tunnel la vedo sempre più distante, anzi, non la vedo proprio.

  9. marcobarbon said

    Concordo con il commento molto tecnico di Loris veramente esaustivo,l’apertura di tutti i giorni dell’anno 24 ore su 24 anche natale e santo stefano è il sinbolo della politica liberista più spinta a favore solo della grande distribuzione. Alcuni mi scrivono che sono d’accordo sulle aperture domenicali all’americana perchè creano lavoro ma come ho scritto dopo le liberallizazioni il settore ha perso l’8% e lo ha perso rispetto ad un’anno fà dove erano già drastici i risultati, non ha risolto niente. Può e deve agire solo dove c’è un reale bisogno,grandi città centri turistici, che senso ha il Billa e il Panorama aperto da noi di natale, e con controlli sui contratti e sui tempi di lavoro che ha detta degli adetti sono stati richiesti e negati per mancanza di personale, che riesce ad uscire a malapena quando uno si fà male al lavoro,ecco un settore dove si potrebbe assumere quello dei controlli ma lì non si assume e si tagliano i fondi. Altri sanno che lavorando nei centri commerciali è così, e accettano le condizioni ma sono per lo più giovani senza famiglia, noto dai messaggi che le persone con famiglia sono contrarie perchè si perde proprio il senso di famiglia, riposo di giovedì con mio marito al lavoro e il bimbo a scuola, orari flessibil che non permettono di organizzare una vita familiare, un casino solo andare a prendere e portare il bambino a scuola e se in più ha attività da svolgere diventa difficile se non hai chi ti aiuta.
    Le assunzioni in Italia sono solo di precari che dato di oggi hanno raggiunto quasi 3 milioni di contratti a bassissimo reddito a cui viene negato anche il credito perchè non in grado di fornire garanzie, la disocuppazione è all’11%. Gaetano parla della fine del tunnel e della famosa luce in fondo al tunnel che vede solo il governo, noi siamo dentro al tunnel e non vorrei che la luce che si vede in fondo sia un treno in arrivo.
    Se ci accorgiamo che una strada è sbagliata dobbiamo tornare indietro e cambiare strada, non ha senso accelllerare per arrivare prima alla fine della strada sbagliata.Gianni spiega che le nostre scelte possono essere diverse, sia politiche che economiche, esistono esempi di sviluppo ecosostenibile che renderebbero migliore la società in cui viviamo ma bisogna sceglere e scegliere significa rinunciare, difficile rinunciare alla cosa più comoda per quella più giusta,costa fatica, io ho deciso di provarci.

  10. Qualche giorno fa un mio amico che si è trasferito in un Paese leggermente più civile del nostro, mi ha raccontato che la domenica i negozi sono tutti chiusi!
    All’inizio era piuttosto stranito e quasi arrabbiato. Poi, dopo aver deciso di spendere la domenica con la famiglia in un parco, ha capito quanto siamo strani noi italiani….

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